VIII edizione. Primo Premio tesi di laurea del Comitato Nazionale Italiano per le Grandi Dighe. La ricerca della vincitrice, Giulia Acconciaioco: il comparto potabile risulta quello maggiormente penalizzato.
23 giugno 2026
Un nuovo contesto climatico. La gestione della risorsa idrica rappresenta oggi una delle principali sfide per il Mezzogiorno. L’aumento delle temperature, la irregolarità delle precipitazioni e la crescente frequenza di eventi estremi mettono sotto pressione sistemi di approvvigionamento progettati in un contesto climatico profondamente diverso da quello attuale.
Bacino idrografico. Quando si parla di approvvigionamento idrico si tende a immaginare un percorso semplice, dalla sorgente al rubinetto. In realtà, la disponibilità di acqua per le città, l’agricoltura e le attività produttive dipende da sistemi infrastrutturali estremamente complessi. Le acque di pioggia che cadono al suolo confluiscono naturalmente nei corsi d’acqua del relativo bacino idrografico.
In molti casi questa risorsa viene raccolta e immagazzinata in laghi artificiali realizzati mediante dighe, per poter essere utilizzata nei periodi più secchi o quando la domanda aumenta.
Schemi idrici. L’insieme di queste opere di raccolta, trasporto e distribuzione dell’acqua costituisce i cosiddetti schemi idrici, fondamentali per la gestione della risorsa nel Sud Italia.
La Basilicata. In questo contesto la regione Basilicata riveste un ruolo strategico grazie alla presenza di importanti corsi d’acqua, tra cui Bradano, Basento, Agri, Sinni, Cavone e Noce. In combinazione con favorevoli caratteristiche geomorfologiche, la regione ospita uno dei più significativi sistemi di accumulo delle acque dell’Italia meridionale.
Le risorse immagazzinate negli invasi lucani, infatti, non soddisfano soltanto le esigenze lucane, ma vengono in parte trasferite verso la Puglia dove sostengono l’approvvigionamento potabile e irriguo delle aree centro-settentrionali del territorio regionale.
Lo schema idrico Bradano-Basento. Tra le infrastrutture più rilevanti figura lo schema idrico Bradano-Basento, un articolato sistema di invasi, traverse e opere di trasferimento che svolge un ruolo fondamentale per gli usi potabili, irrigui e industriali dell’area centro-orientale della Basilicata. Lo schema comprende gli invasi del Pantano di Pignola, del Camastra, di Acerenza, di Genzano e di Serra del Corvo, oltre alle traverse (infrastrutture di collegamento) di Trivigno e Orto del Tufo sul fiume Basento.
Criticità. Nonostante la sua importanza strategica, lo schema idrico Bradano-Basento presenta alcune criticità legate al mancato completamento di parte delle opere previste, all’interrimento degli invasi, all’invecchiamento delle infrastrutture e alla necessità di ammodernare i sistemi di monitoraggio e gestione. Problematiche che, insieme agli effetti dei cambiamenti climatici, hanno contribuito a riportare al centro dell’attenzione il tema della sicurezza idrica, come dimostrato, ad esempio, dalla crisi che ha interessato il potentino negli ultimi anni.
Ciò ha messo in evidenza la necessità, accanto agli interventi infrastrutturali, di cercare strumenti avanzati di analisi e pianificazione per tali reti al fine di migliorarne la capacità di risposta alle situazioni di crisi.
La tesi di ricerca. In questo ambito si colloca il lavoro di ricerca della tesi di laurea, “Valutazione di scenari di gestione della risorsa idrica per il sistema Bradano-Basento” di Giulia Acconciaioco, 26 anni di Barletta, oggi dottoranda al Poliba.

1° premio. La tesi ha vinto l’8ª edizione del Premio di Laurea ITCOLD 2026, dedicato alle migliori tesi universitarie rivolte alle dighe e alla gestione delle risorse idriche. L’iniziativa è promossa dal Comitato Nazionale Italiano per le Grandi Dighe, ITCOLD, associazione scientifica che promuove lo studio dei problemi connessi alle dighe, la realizzazione, il loro esercizio. Il premio si inserisce nelle attività con cui ITCOLD promuove la ricerca e l’innovazione nel settore delle grandi dighe e delle infrastrutture idriche, valorizzando i contributi scientifici più innovativi del panorama nazionale.
La tesi (relatore, prof. Vito Iacobellis), è stata sviluppata presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica – DICATECh del Poliba.
Ambiente WEAP. Lo studio è stato sviluppato attraverso la realizzazione di un modello in ambiente, WEAP (Water Evaluation and Planning System). Il modello ha permesso di rappresentare il funzionamento degli invasi, delle opere di trasferimento e dei principali fabbisogni potabili, irrigui e industriali, offrendo una visione d’insieme del comportamento del sistema in condizioni realistiche di gestione.
I limiti constatati. I risultati hanno mostrato che lo schema Bradano-Basento, pur garantendo complessivamente il soddisfacimento dei fabbisogni irrigui, non esprime ancora pienamente le proprie potenzialità a causa di vincoli infrastrutturali e gestionali.
Potabile, diga del Camastra. Il comparto potabile risulta quello maggiormente penalizzato dalle attuali limitazioni del sistema di approvvigionamento. In questo ambito, l’invaso del Camastra (Trivigno – PZ), emerge come principale elemento critico, influenzando in modo significativo la sicurezza della fornitura idropotabile, con ricadute evidenti sulle aree urbane del potentino.
Prospettive e interventi. Lo studio ha analizzato diversi scenari di potenziamento infrastrutturale, assumendo il completamento delle opere originariamente previste e oggi in parte già finanziate nell’ambito del Piano Invasi 2020-2029. In particolare, le simulazioni hanno valutato gli effetti del recupero della piena capacità di accumulo degli invasi di Acerenza e Genzano e il funzionamento a regime delle altre infrastrutture. È stata inoltre analizzata la possibilità di ampliare le superfici irrigabili attraverso una gestione più flessibile dei trasferimenti idrici tra gli invasi. Le simulazioni hanno evidenziato come questi interventi possano rendere il sistema più flessibile ed efficiente, consentendo una gestione più razionale della risorsa e una maggiore capacità di risposta nei periodi di maggiore domanda idrica. L’analisi è stata inoltre estesa agli effetti dei cambiamenti climatici. In tale scenario, il recupero della capacità degli invasi esistenti e il completamento delle interconnessioni tra bacini si configurano come interventi strategici per rafforzare la resilienza complessiva del sistema, ridurne la vulnerabilità ai periodi di siccità e migliorare l’affidabilità dell’approvvigionamento idrico.



