Architettura & urbanistica. I vincitori della Borsa di studio del Comune di Bari. Sei giovani neoarchitetti del Poliba, tra storia e presente e un progetto sull’area portuale Marisabella. La proposta selezionata per l’esposizione alla 19ª Mostra Internazionale di Architettura di Venezia
15 giugno 2026
“La Modernità dei Lungomari Monumentali di Bari” è il titolo della tesi di laurea in architettura, di sei giovani pugliesi del Politecnico di Bari. Il lavoro, oltre a consentire la laurea, ha trovato positivo riscontro in una apposita sezione del bando del Comune di Bari dedicato alle tesi di laurea sulla città, anno accademico 2023-24.
La tesi, premiata assieme ad altre, con una borsa di studio di 1.546,00 euro, è stata sviluppata nel dipartimento di Architettura, Costruzione e Design (ArCoD) del Poliba. Il lavoro è stato condotto da Alessia Biagiotti di Taranto; Alessia Camporeale e Tiziana Caravella (Molfetta – BA); Stella Conte (Giuggianello – LE); Nicola Antonio Corallo (Bari); Michele Dell’Olio (Bisceglie – BT); Relatore, prof. Matteo Ieva con il contributo di altri ricercatori.

Tracce del percorso. La tesi di ricerca si sviluppa in 263 pagine. È una approfondita ricognizione sulle dinamiche urbanistiche-architettoniche della città con l’ausilio di ricerche documentarie, molte delle quali inedite. Le vicissitudini di una Bari medioevale raccolta nelle mura del borgo marinaro emergono alla fine del 1700. Se ne fa interprete ufficialmente Re Gioacchino Murat (1767-1815) nel primo decennio del 1800. Inizia la storia moderna di una espansione in corso tutt’oggi. Dopo un ampio resoconto delle dinamiche lungo il secolo, lo studio esamina e si concentra sull’architettura degli anni venti-trenta del 1900, disposta sulla cornice dei due neonati lungomari. Ancora oggi, ad un secolo di distanza, i lungomari, con il loro corredo di edifici pubblici (periodo: 1920 inizi 1960), rappresentano la città moderna di Bari nel mondo. In questo percorso di trasformazione emerge il ruolo e l’opera dell’architetto pugliese, Saverio Dioguardi, autore e interprete della monumentalità della Bari moderna. Il lavoro si proietta infine nel futuro con la proposta di una nuova sistemazione della parte portuale moderna di Marisabella.

III Regione Aerea 
Lungomare Vittorio Veneto. Caserma Milizia Volontaria. Oggi Brigata Pinerolo 
Milizia Volontaria. Particolare centrale 
Milizia Volontaria 
Vista aerea della città di Bari, 1952
I contenuti. L’introduzione e l’inquadramento storico-urbanistico di Bari attraverso i piani di ampliamento della città, fino al 1934, consentono la conoscenza delle dinamiche del tempo e il dibattito scaturito nella prima metà del ‘900. Fondamentale per la Bari nuova fu il borgo extramoenia inaugurato da Gioacchino Murat nel 1813, evolutosi dalle tracce e le promesse di espansione del 1780-1790 dal regno di Ferdinando IV (1751–1825). Espansione nata dall’esigenza d’igiene sanitario, di sicurezza per gli incendi, di aereazione, di sovrappopolamento. La disposizione a scacchiera favorì un ordinato sviluppo e migliori condizioni di vivibilità e sicurezza. La pavimentazione della nuova Bari iniziò nel 1830. Furono eretti diversi edifici pubblici: Teatro Piccini, 1840; Chiesa di San Ferdinando, 1844; Cimitero 1842. Stazione ferroviaria, fulcro della modernità, 1864. Parallelamente, la città crebbe numericamente: 18 mila abitanti nel 1790; 30 mila nel 1861, con l’unità d’Italia; 50 mila nel 1871 diventando così una delle principali città del meridione. Una serie di piani urbanistici e regolatori investì il dibattito della città a cavallo del 1900, premesse di una nuova era nella storia cittadina. Bari iniziò a mostrare una nuova florida produzione architettonica. Il 1926 fu l’anno della svolta. Il Governo del tempo prefigurò un nuovo progetto per Bari, nell’ambito del potenziamento del Meridione e dell’incremento dei commerci. In questo piano strategico, l’edilizia assunse una posizione di estrema importanza nell’ottica economica. In quell’anno, venne nominato primo Podestà di Bari, Araldo Di Crollalanza (1892–1986). Sarà figura determinante. Così come indicato dalle nuove direttive profuse da Roma, slanciò le attività per rendere il capoluogo pugliese cerniera tra occidente e oriente, Porta d’Oriente. Per Di Crollalanza la politica di massiccio incremento dei lavori pubblici rappresentò la via maestra verso la modernizzazione. Nel 1930 Di Crollalanza venne nominato Ministro dei Lavori Pubblici (1930-35). La sua ascesa fu dominante nell’ambito dell’amministrazione pubblica. Per consolidare il volto della città votata al partito, si incaricò della costruzione di opere di rappresentanza, tra i quali i due lungomari di Bari,: Nazario Sauro e Vittorio Veneto, prefigurati già dal 1918, su cui si inserirono edifici pubblici di varie funzioni. I lungomari divennero vero simbolo fondativo della città nuova, autentico successo della Bari dal colore unico, colonna vertebrale e linea di osmosi con il mare, che da fonte di profitto si trasformò in simbolo.
L’architettura assunse un ruolo di primaria importanza per interpretare e veicolare messaggi di propaganda politica, ma anche d’immagine di rinnovamento nazionale. Nello stesso periodo venne aggiunto il tratto di strada, lungomare “Imperatore Augusto”, per unire le due parti del lungomare e cingere il borgo antico. In evidenza il progetto del nuovo porto. Rimase l’antico problema dell’interconnessione della città antica con la parte moderna. Un progetto, mostrato a Mussolini nel 1926 propose la demolizione e ricostruzione di Bari Vecchia. Prevista una Grande Galleria dedicata al Duce. Salvi solo Cattedrale, Basilica e Castello. Il progetto non venne mai realizzato.
L’attivismo del Ministro, Di Crollanza di quegli anni incontrò uno dei più importanti architetti pugliesi: Saverio Dioguardi (1888–1961). Dioguardi, all’apice della sua notorietà nel 1934, fu capace, più di altri, di unire l’immaginazione del costruito con l’esperienza del “fare” proprio del cantiere, interpretando e abbinando materiali e tecniche costruttive nel loro più opportuno uso come l’uso del ferro e del cemento armato già dagli inizi degli anni dieci.
A questa ardita figura di architetto, la tesi dedica un’ampia descrizione del suo percorso professionale, rintracciando e menzionando l’elenco di tutti i progetti, realizzati e non, molti dei quali da quella che sarà anche la sua grande impresa familiare di costruzioni.
Dioguardi tradusse in opere i simboli, i principi, l’idea di una nuova “Polis” di una “Grande Bari”, prefigurata da Di Crollalanza, affacciata sul Mare che fu “Golfo di Venezia”, arricchita culturalmente dalla neonata Regia Università Adriatica “Benito Mussolini” (1924) e commercialmente dalla Fiera del Levante (1930).
A differenza dell’architettura di altre dittature, uguali, ripetitive, monotone, quella del ventennio si distinse per la varietà stilistica, frutto della libertà di espressione individuale, senza degenerare nell’anarchia.
In tale contesto della Bari degli anni trenta, si inserisce la figura cardine di Dioguardi. Tra le sue opere la tesi analizza con dedizione e ricerche due opere che lo vide protagonista: la Caserma Comando della Quarta Zona Aerea Territoriale (IV Z.A.T.), oggi Comando Scuole A.M. III Regione Aerea realizzata tra il 1932 e il 1935, sul Lungomare Nazario Sauro e la Caserma della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, progettata nel 1933, realizzata tra il 1934-1939, attualmente conosciuta come Caserma della Brigata Meccanizzata “Pinerolo”, sul Lungomare Vittorio Veneto.
La lettura dei caratteri monumentali delle due caserme riveste centralità nell’intero lavoro, per quantità d’indagine ricognitiva documentale. In particolare, si aggiunge per la III Regione Aerea, la parte didattica del rilievo, per una restituzione grafica dello stato di fatto attuale e l’analisi energetica. Per entrambe, in comune, la descrizione dell’analisi dello stato di conservazione per un possibile restauro. La lettura di tali documenti ed elaborati grafici consente di comprendere le varie fasi costruttive di tali manufatti e il loro significato.
Questi edifici ed altri, eretti nel chiaro intento di imporsi lungo la fascia costiera in un rapporto diretto col mare, percepiti come fronte unico, continuano ancora oggi a raccontare la loro teatralità scenica. Tale condizione vale soprattutto per il lungomare Nazario Sauro, non per il lungomare Vittorio Veneto, la cui funzione negli anni ha virato sempre più verso un carattere industriale attraverso la costruzione di strutture e capannoni sul lato mare. La perdita dell’affaccio mare di questo lungomare ha portato a cercare una nuova lettura e modalità perché la città tornasse a riappropriarsi di un affaccio sul mare. La tesi individua una porzione della colmata, “Marisabella” prospicente la Caserma “Pinerolo”. Una serie di ricerche storiche, le condizioni di fatto, la mobilità, hanno portato ad individuare una proposta sostenibile.
L’utilizzo del verde, filtro per una riappropriazione della qualità urbana e sua valorizzazione, il Museo del Mare, le sedi per gli uffici direzionali dell’Autorità Portuale, altre infrastrutture, hanno mirato, secondo la proposta, a costituire un “anti-lungomare” monumentale. Il progetto immaginato dai sei neolaureati, infatti, si propone di creare una transizione rispettosa del contenuto esistente, valorizzando un’area che attualmente è coperta da asfalto perché destinata a parcheggio e punta a creare e ad offrire alla città una modalità diversa di rapportarsi con il mare.
La proposta vincitrice è stata selezionata per l’esposizione alla 19ª Mostra Internazionale di Architettura di Venezia. Qui il video progettuale: https://youtu.be/9PMRJM0nRFs






